Centri anti-violenza: la ragione di un fallimento criminale

Famiglie distrutte, donne incitate alla conflittualità, false accuse contro i papà separati, bambini privati del loro papà ed adescati all’alienazione genitoriale, negazionismo di questo abuso sull’infanzia, incremento degli omicidi di donne.

Tale fallimento dei centri anti-violenza poteva essere anticipato dal fatto difendono non le persone, ma solo le donne vittime di violenza maschile, in base all’ideologia femminista.

L’errore criminale è stato l’aver permesso di inserirsi nelle famiglie con problemi di violenza ad odiatrici di uomini, quali quella stereotipata come Millie Tant dalla rivista inglese Viz:


 

Reali sono invece le frasi di queste femministe:

“Tutti gli uomini che stanno combattendo e piangendo per ottenere la custodia condivisa dei figli sono proprio quegli uomini che non meritano nessuna custodia. Non sono altro che violentatori e pedofili”. –Cindy Ross

«La famiglia nucleare dev’essere distrutta… qualunque sia il significato finale, lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario». Linda Gordon

«Dal momento che il matrimonio costituisce una schiavitù per le donne, è chiaro che il Movimento delle Donne debba concentrarsi per attaccare questa istituzione. La libertà per le donne non potrà essere acquisita finché il matrimonio non verrà abolito». Sheila Cronan

«Affinché i bambini vengano cresciuti con parità, dobbiamo portarli via dalle famiglie e crescerli in comuni appositi». Mary Jo Bane.

«La cosa più misericordiosa che una famiglia numerosa possa fare ad uno dei suoi bambini più piccoli è ucciderlo». Margaret Sanger, in “Donne la nuova razza”, pag. 67.

«Non si dovrebbe permettere a nessuna donna di stare a casa ed accudire i suoi bambini. Le donne non devono avere questa possibilità, perché altrimenti troppe donne la sceglierebbero». Simone de Beauvoir

«Essere una casalinga è una professione illegittima. La scelta di servire ed essere protetta, e di pianificare una vita familiare è una scelta che non dovrebbe esistere. Il cuore del femminismo radicale è di cambiare tutto ciò». Vivian Gornick.

«Non possiamo distruggere le iniquità fra gli uomini e le donne finché non distruggeremo il matrimonio». Robin Morgan (Sisterhood Is Powerful).

«Sotto il patriarcato ogni donna è una vittima, del passato, del presente e del futuro. Sotto il patriarcato, la figlia di ogni donna è una vittima, del passato, del presente e del futuro. Sotto il patriarcato il figlio di ogni donna è il suo potenziale traditore e anche l’inevitabile stupratore o violentatore di un’altra donna». Andrea Dworkin

«Il matrimonio è da sempre esistito per il beneficio degli uomini; ed è stato un metodo legalmente sanzionato per controllare le donne… Dobbiamo distruggerlo. La fine dell’istituzione del matrimonio è una condizione necessaria per la liberazione delle donne. È per noi quindi importante incoraggiare le donne a lasciare i loro mariti e non vivere da sole con gli uomini… Tutta la storia dovrà essere riscritta in termini di oppressione delle donne» dalla “Dichiarazione di Femminismo”.

«Qualsiasi rapporto sessuale, anche il sesso consensuale all’interno del matrimonio, è un atto di violenza perpetrato contro una donna». Catherine MacKinnon

«Io voglio vedere un uomo picchiato a sangue e con un tacco a spillo conficcato nella sua bocca, come una mela nella bocca di un porco».  Andrea Dworkin

«Dietro l’imposizione della famiglia c’è l’impostazione di reazionari catto-fascisti che tutela i privilegi dell’uomo, bianco, cattolico, razzista, sessista, misogino, e gli fornisce una frusta per mantenerci piegate e in schiavitù». Femministe del meridione italiano.

“Ritengo che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico” — Robin Morgan, Ms. Magazine Editor.

“Gli uomini ingiustamente accusati di stupro possono comunque imparare da tale esperienza” –Catherine Comins

“Dobbiamo terrorizzarli ancora ed ancora e distruggerli come potere, finché anche l’ultima loro voce verrà azzittita… allora avremo distrutto il nucleo della famiglia, la norma eterosessuale… e questo sarà il nostro contributo alla storia del mondo” —Françoise d’Eaubonne

“Buona parte, e certamente la parte più divertente, di essere una femminista è quella di terrorizzare gli uomini.” –Julie Burchill

«Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini». Elizabeth Cady Stanton

«Il Femminismo è la teoria, il Lesbianismo è la pratica»  Ti-Grace Atkinson

«ogni donna deve essere desiderosa di essere indentificata come una lesbica se vuole essere completamente femminista» National NOW Times, Gennaio 1988 (NOW= “National Organization of Women”, la più potente organizzazione femminista)

Purtroppo il giro di finanziamenti pubblici e gli appoggi politici di partiti ex comunisti rende difficile arrivare, per il bene dei bambini, alla chiusura dei centri anti-violenza per sole donne.

 

La pallottola d'argento

«Le collaboratrici e le avvocate dei centri anti-violenza per donne chiamano “pallottola d’argento” la falsa accusa di abusi: funziona e colpisce sempre». Queste le parole in un articolo americano dedicato al problema.

Una PM italiana dice: «ho visto madri che si inventavano abusi sessuali subiti dalla figlia per interrompere le visite del padre». Queste le parole di Simonetta Matone, che è stata PM presso il tribunale dei minori di Roma per 17 anni ed oggi è capo di gabinetto del Ministro per le Pari Opportunità, come riportate su Panorama (del 30 settembre 2010) in un articolo che racconta storie di bambini privati dell’affetto dei loro papà. Una in particolare fa accapponare la pelle:

Mi sono sposato nel marzo 1996 e N è nata il 22 dicembre 1997. Dopo 1 anno e mezzo, mia moglie presenta un’istanza di separazione sostenendo che sono un padre «assente». È la prima bugia. Ci separiamo e il giudice affida la bambina alla madre, dando a me la facoltà di vederla due pomeriggi a settimana. Dopo le prime due visite, scatta contro di me una prima denuncia per lesioni e maltrattamenti nei suoi confronti. Posso vedere N solo in presenza dei servizi sociali in una tetra stanza del consultorio. Vengo assolto in appello e nella motivazione c’è scritto che la mia ex moglie ha mentito. Ma poco dopo mi denuncia per abusi sessuali nei confronti della bambina. Le visite si ribloccano e la bambina racconta alla neuropsichiatra che la mamma le ha suggerito di raccontare che io e la mia compagna la toccavamo con una penna nelle parti intime. Viene provato che è tutto falso. Nuovo proscioglimento. Terza denuncia: archiviata. Come la quarta e la quinta. Un calvario. Io l’ho citata per danni e per calunnia, per mancata esecuzione del provvedimento del giudice (non mi faceva vedere la bambina). Ho fatto scioperi della fame, ho manifestato davanti al tribunale, ho ottenuto articoli sui giornali. Alla mia ex moglie non hanno mai fatto niente. Per fortuna N ha capito che le voglio bene e oggi il mio obiettivo sono i suoi 18 anni: so che allora saprà scegliere liberamente.

Una bambina di 13 anni oggi lasciata con quella donna?

Come le femministe hanno falsificato le ricerche sulla violenza per calunniare gli uomini

In questo articolo il prof. Murray Straus, uno dei massimi esperti mondiali in materia di violenza domestica, descrive i metodi criminali usati da femministe per far credere che gli uomini siano più violenti delle donne.

Grazie a questa totale falsificazione della realtà una donna violenta può assumere  una spietata avvocata nazifemminista, accusare falsamente il marito di violenza, guadagnarsi un processo dove la vittima rischia di venire condannata sulla base del nulla, mentre la criminale, con l’aiuto della giustizia deviata, può alienare ed abusare dei figli.

L’articolo è pubblicato su European Journal on Criminal Policy and Research 13 (2007) 227-232.

 

 Metodo 1. Nascondere l’evidenza.

Fra i ricercatori non allineati all’ideologia molti (incluso e me alcuni colleghi) hanno nascosto risultati che mostrano che uomini e donne sono violenti in egual misura per evitare di diventare vittime di accuse al vitriolio ed ostracismo.  Quindi molti ricercatori hanno pubblicato solo dati su maschi violenti e femmine vittime, omettendo deliberatamente maschi vittime e femmine violente

Metodo 2.  Evitare di ottenere dati inconsistenti con la teoria della “dominazione patriarcale”.

Nelle indagini statistiche, questo metodo di manipolazione consiste nel chiedere alle donne delle violenze subite da uomini, ma evitare di chiedere se hanno commesso violenze.

Metodo 3.  Citare solo studi in cui gli uomini sono violenti.

Potrei elencare moltissimi articoli che hanno citato articoli in maniera selettiva, ma invece mostrerò come questo processo di inganno e distorsione è istituzionalizzato in documenti ufficiali di governi, ONU, OMS.

Metodo 4.  Concludere che i risultati supportano l’ideologia femminista quando ciò è falso.

Gli studi citati sopra, oltre ad illustrare la citazione selettiva, contengono anche esempi di adesione ideologica che porta i ricercatori a interpretare falsamente i propri dati.

Metodo 5.  Creare evidenza per citazione.

È quello che Gelles ha chiamato “effetto woozle” [un animale inesistente dei cartoni animati di Winnie the Pooh]: si crea quando numerose citazioni di pubblicazioni passate che non contengono evidenze scientifiche ci ingannano nel credere che questa evidenza esista.

Metodo 6. Ostruire pubblicazioni e levare i fondi a ricerche che potrebbero contraddire l’idea che la dominanza maschile sia la causa della violenza domestica.

Ho documentato un caso in cui una pubblicazione è stata bloccata, ma credo che capiti spesso.   Il caso più frequente è la auto-censura di autori che temono che i risultati possano danneggiare la propria reputazione, e, nel caso degli studenti, la possibilità di trovare un lavoro.

Un esempio di blocco di fondi è la proposta di investigazione del 2005 del National Institute of Justice: il bando diceva che non era permesso studiare la violenza sugli uomini.

Metodo 7.   Minacciare, assalire e penalizzare i ricercatori che producono risultati scientifici contrari all’ideologia femminista.

Suzanne Steinmetz fece l’errore di pubblicare un libro ed articoli che chiaramente mostravano come uomini e donne fossero violenti in egual misura.   L’odio si concretizzò in minacce di bombe al matrimonio di sua figlia, è stata vittima di una campagna per negarle il posto e stroncarle la carriera universitaria.  20 anni dopo lo stesso è accaduto ad un ricercatore la cui tesi dimostrò che uomini e donne sono violenti in egual misura: gli hanno impedito la promozione ed il posto.   Nella mia esperienza, una delle mie studentesse è stata minacciata ad una conferenza che mai avrebbe trovato un posto se avesse fatto il dottorato con me.   All’università del Massachusetts, mi hanno impedito di parlare con urla e violenze.

CONCLUSIONI

I 7 metodi sopra descritti hanno creato un clima di paura che ha inibito la ricerca e la pubblicazione dei dati che mostrano che uomini e donne sono violenti in egual misura, e spiegano come mai l’ideologia femminista ed il loro modo di agire ha persistito per 30 anni, nonostante centinaia di studi che dimostrano la molteplicità dei fattori di rischio per la violenza.

L’autore è  professore di sociologia e co-direttore del Family Research Laboratory, University of New Hampshire.

Fonti:

Originale in inglese
PROCESSES EXPLAINING THE CONCEALMENT AND DISTORTION OF EVIDENCE ON GENDER SYMMETRY IN PARTNER VIOLENCE
Graham-Kevan’s  paper fully documents overwhelming evidence that the “patriarchal dominance” theory of partner violence (PV from here on) explains only a small part of PV. Moreover, more such evidence is rapidly emerging. To take just one recent example, analyses of data from 32 nations in the International Dating Violence Study (Straus, 2007) Straus and International Dating Violence Research Consortium 2004) found about equal perpetration rates and a predominance of mutual violence in all 32 samples, including non-western nations.
Moreover, data from that study also show that, within a couples relationship, domination and control by women occurs as often as by men and are as strongly associated with perpetration of PV by women as by men (Straus 2007) Graham- Kevan also documents the absence of evidence indicating that the patriarchal dominance approach to prevention and treatment has been effective. In my opinion, it would be even more appropriate to say that what success has been achieved in preventing and treating PV has been achieveddespite the handicaps imposed by focusing exclusively on eliminating male-dominance and misogyny, important as that is as an end in itself.
Graham-Kevan’s paper raises the question of how an explanatory theory and treatment modality could have persisted for 30 years and still persists, despite hundreds of studies which provide evidence that PV has many causes, not just male-dominance. The answer is that it emerged from a convergence of a number of different historical and social factors. One of these is that gender symmetry in perpetration of partner violence is inconsistent with male predominance in almost all other crimes, especially violent crimes. Another is the greater injury rate suffered by female victims of PV brings female victimization to public attention much more often.
Although there are many causes of the persistence of the patriarchal dominance focus, I believe that the predominant cause has been the efforts of feminists to conceal, deny, and distort the evidence. Moreover, these efforts include intimidation and threats, and have been carried out not only by feminist advocates and service providers, but also by feminist researchers who have let their ideological commitments overrule their scientific commitments.
At the same time, it is important to recognize the tremendous contribution to human relationships and crime control made by feminist efforts to end violence against women. This effort has brought public attention the fact that PV may be the most prevalent fom1 of interpersonal violence, created a world~wide detem1ination to cease ignoring PV, and take steps to combat PV. It has brought the rule of law to one of the last spheres of life where ‘self-help’ justice (Black 1983) prevails by changing the legal status of domestic assaults, by changing police and court practices from one of ignoring and minimization PV to one of compelling the criminal justice system to attend and intervene.
In addition, feminists have created two important new social institutions: shelters for battered women and treatment programs for male perpetrators. However, the exclusive focus on male perpetrators and the exclusive focus on just one of the many causes has stymied this extension of the rule of law and the effort to end domestic violence. Ironically, it has also handicapped eff0rts to protect women from PV and end PV by men (Feld and Straus 1989; Medeiros and Straus 2006; Straus 2007; Straus and Scott, in press). Consequently, information on how this could have occurred can be helpful in bringing about a change. This commentary identifies seven of the methods.
Methods Used to Conceal and Distort Evidence on Symmetry in Partner Violence
Method 1. Suppress Evidence
Researchers who have an ideological commitment to the idea that men are almost always the sole perpetrator often conceal evidence that contradicts this belief. Among researchers not committed to that ideology, many (including me and some of my colleagues) have withheld results showing gender symmetry to avoid becoming victims of vitriolic denunciations and ostracism (see Method 7 below). Thus, many researchers have published only the data on male perpetrators or female victims, deliberately omitting data on female perpetrators and male victims.
This practice started with one of the first general population surveys on family violence. The survey done for the Kentucky Commission on the Status of Women obtained data on both men and women, but only the data on male perpetration was published (Schulman 1979). Among the many other examples of respected researchers publishing only the data on assaults by men are Kennedy and Dutton (1989); Lackey and Williams (1995); Johnson and Leone (2005); and Kaufman Kantor and Straus (1987).
Method 2.  Avoid Obtaining Data Inconsistent with the Patriarchal Dominance Theory
In survey research, this method of concealment asks female participants about attacks by their male partners and avoids asking them if they had hit their male partner. The Canadian Violence against Women survey (Johnson and Sacco 1995), for example, used what can be called a feminist version of the Conflict Tactics Scales to measure PY. This version omitted the questions on perpetration by the female participants in the study. For the US National Violence against Women Survey (Tjaden and Thoennes 2000), the US Department of Justice originally planned the same strategy. Fortunately, the US Centers for Disease Control added a sample of men to the project. But when Johnson and Leone (Johnson and Leone 2005) investigated the prevalence of “intimate terrorists” among the participants in that study, they guaranteed there would be no female intimate terrorists by using only the data on male perpetrators.
For a lecture in Montreal, I examined 12 Canadian studies. Ten of the 12 reported only assaults by men. The most recent example occurred in the spring of 2006 when a colleague approached the director of a university survey center about conducting a survey of partner violence if a recently submitted grant was awarded. A faculty member at that university objected to including questions on female perpetration, and the center director said he was not likely to do the survey if the funds were awarded.
Method 3. Cite Only Studies That Show Male Perpetration
I could list a large number of journal articles showing selective citation, but instead I will illustrate the process with official document examples to show that this method of concealment and distortion is institutionalized in publications of governments, the United Nations, and the World Health Organization. For example, US Dept. of Justice publications almost always cite only the National Crime Victimization study, which shows male predominance (Durose et al. 2005). They ignore the Department of Justice published critiques, which led to a revision of the survey to correct that bias. However, the revision was only partly successful (Straus 1999), yet they continue to cite it and ignore other more accurate studies they have sponsored which show gender symmetry.
After delaying release of the results of the National Violence against Women for almost two years, the press releases issued by the Department of Justice provided only the “life- time prevalence” data and ignored the “past-year prevalence” data, because the lifetime data showed predominantly male perpetration, whereas the more accurate past-year data showed that women perpetrated 40% of the partner assaults.
The widely acclaimed and influential World Health Organization report on domestic violence (Krug et al. 2002) reports that “Where violence by women occurs it is more likely to be in the form of self defense. (32, 37, 38).” This is selective citation because almost all studies that have compared men and women find about equal rates of self-defense. Perhaps even worse, none of the three studies cited provide evidence supporting the quoted sentence. Study #32 (Saunders 1986) shows that 31% of minor violence and 39% of severe was in self defense, i.e., about two-thirds of female perpetrated PV was not in self defense. Study #37 (DeKeseredy et al. 1997) found that only 7% of women said their violence was in self defense. Study #38 (Johnson and Ferraro 2000) is a review paper that has no original data. It cites #32 and #37, neither of which supports the claim.
Method 4. Conclude That Results Support Feminist Beliefs When They Do Not
The studies cited above, in addition to illustrating selective citation, there are also examples of the ability of ideological commitment to lead researchers to misinterpret the results of their own research. A study by Kernsmith (2005), for example, states that “Males and females were found to differ in their motivations for using violence in relationships and that “female violence may be more related to maintaining personal liberty in a relationship than gaining power” (p. 180). However, although Kernsmith’s Table 2 shows that women had higher scores on the “striking back” factor, only one question in this factor is about self defense.
The other questions in the factor are about being angry and coercing the partner. So, despite naming the factor as “striking back” it is mostly about anger and coercion. Therefore, the one significantly different factor shows that women more than men are motivated by anger at the partner and by efforts to coerce the partner. In addition, Kernsmith’s conclusion ignores the fact that the scores for men and women were approximately equal in respect to two of the three factors (“exerting power” and “disciplining partner”). Thus, Kernsmith’s study found the opposite of what was stated as the finding.
Method 5. Create Evidence by Citation
The Kernsmith study, the World Health Organization report, and the pattern of selective citation show how ideology can be converted into what can be called “evidence by citation” or what Gelles (1980) calls the “woozle effect.” A woozle effect occurs when frequent citation of previous publications that lack evidence mislead us into thinking there is evidence. For example, subsequent to the World Health Organization study and the Kernsmith study, papers discussing gender differences in motivation will cite them to show that female violence is predominantly in self-defence, which is the opposite of what the research actually shows. But because these are citations of an article in a scientific journal and a respected international organization, readers of the subsequent article will accept it as a fact. Thus, fiction is converted into scientific evidence that will be cited over and over. Another example is the claim that the Conflict Tactics Scales (Straus et al. 1996) does not provide an adequate measure of PV because it measures only conflict related violence.
Although the theoretical basis of the CTS is conflict theory, the introductory explanation to participants specifically asks participants to report expressive and malicious violence. It asks respondents about the times when they and their partner “[…]disagree, get annoyed with the other person, want different things from each other, or just have spats or fights because  they are in a bad mood, are tired or for some other reason.” Despite repeating this criticism for 25 years in perhaps a hundred publications, none of those publications has provided empirical evidence showing that only conflict-related violence is reported. In fact, where there are both CTS data and qualitative data, as in Giles- Sims (1983), it shows that the CTS elicits malicious violence as well as conflict-related violence. Nevertheless, because there are at least a hundred articles with this statement in peer reviewed journals, it seems to establish as a scientific fact what is only an attempt to blame the messenger for the bad news about gender symmetry in PV.
Method 6. Obstruct Publication of Articles and Obstruct Funding Research That Might Contradict the Idea that Male Dominance Is the Cause of PV
I have documentation for only one case of publication being blocked, but I think this has often happened. The more frequent pattern is self-censorship by authors fearing that it will happen or that publication of such a study will undcrn1ine thcir reputation, and, in the case of graduate students, the ability to obtain a job.
An example of denying funding to research that might contradict the idea that PV is a male-only crime is the call for proposals to investigate partner violence issued in December 2005 by the National Institute of Justice. The announcement stated that proposals to investigate male victimization would not be eligible. Another example is the objection by a reviewer to a proposal a colleague and I submitted because of our “[…] naming violence in a relationships as a ‘human’ problem of aggression not a gender-based problem.” When priority scores by the reviewers are averaged, it takes only one extremely low score to place the proposal below the fundable level. Others have encountered similar blocks; for example Holtzworth-Munroe (2005). Eugen Lupri, a pioneer Canadian family violence researcher, has also documented examples of the resistance to funding and publishing research on female perpetrated violence (Lupri 2004).
Method 7. Harass, Threaten, and Penalize Researchers Who Produce Evidence That Contradicts Feminist Beliefs
Suzanne Steinmetz made the mistake of publishing a book and articles (Steinmetz 1977, 1977-1978) which clearly showed about equal rates of perpetration by males and females. Anger over this resulted in a bomb threat at her daughters’ wedding, and she was the object of a letter writing campaign to deny her promotion and tenure at the University of Delaware. Twenty years later the same processes resulted in a lecturer at the University of Manitoba whose dissertation found gender symmetry in PV being denied promotion and tenure. My own experiences have included having one of my graduate students being warned at a conference that she will never get a job if she does her PhD research with me. At the University of Massachusetts, I was prevented from speaking by shouts and stomping. The chairperson of the Canadian Commission on Violence against Women stated at two hearings held by the commission that nothing that Straus publishes can be believed because he is a wife-beater and sexually exploits students, according to a Toronto Magazine article. When I was elected President of the Society for the Study of Social Problems and rose to give the presidential address, a group of members occupying the first few rows of the room stood up and walked out.
Concluding Comments
The seven methods described above have created a climate of fear that has inhibited research and publication on gender symmetry in PV and largely explain why an ideology and treatment modality has persisted for 30 years, despite hundreds of studies which provide evidence on the multiplicity of risk factors for PV, of which patriarchy is only one. Because of space limitations and because I am a researcher not a service provider, I have not covered the even greater denial, dist0l1ion and coercion in prevention and treatment efforts. An example is the director of a battered women’s shelter who was tern1inated because she wanted to ask the residents whether they had hit their partner and the context in which that occurred. An example of governmental coercion of treatment is the legislation in a number of US states, and policies and funding restrictions in almost all US states that prohibit couple therapy for PV. Finally, it was painful for me as feminist to write this commentary.
I have done so for two reasons. First, I am also a scientist and, for this issue, my scientific commitments override my feminist commitments. Perhaps even more important, I believe that the safety and well-being of women requires efforts to end violence bywomen and the option to treat partner violence in some cases as a problem of psychopathology, or in the great majority of cases, as a family system problem (Straus and Scott, in press; Hamel and Nicholls 2006).
References
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Il mistero dell'informativa ufficiale censurata: violenza sulle donne allarme sociale gonfiato, incentivi per false denunce

C’è qualcosa da salvare nel femminismo, l’ideologia che si è appropriata dei centri anti-violenza? Questa vicenda suggerisce di no. Più di 30 associazioni femministe spagnole hanno ottenuto la censura di una informativa ufficiale firmata dalla dott.ssa Tatiana Torrejón Cuéllar per il Consejo Económico y Social (CES) de la Comunidad de Madrid, un organo consultivo. Il titolo del documento ufficiale era “Tratamiento de la violencia de género en España y en la Comunidad de Madrid”.

Il contenuto viene così descritto nel corso di un dibattito televisivo sulle false denunce: “esponeva i meccanismi di frode stabiliti per incentivare le denuncie false”. Siamo riusciti ad averne una copia che pubblichiamo su questo link e ne traduciamo alcune frasi:

le cifre non sono tanto allarmanti come si pensava inizialmente. […]

In questi ultimi anni le norme processuali sono state interpretate in un percorso favorevole alle vittime di violenza domestica, fra cui il riconoscere efficacia probatoria in giudizio ad una chiamata al 911. […]

Le donne morte per violenza domestica sono in media il 5% del totale degli omicidi. Vediamo quindi che la percentuale è molto poco significativa rispetto al totale, pur producendo un grande allarme sociale. […]

l’attenzione ed il trattamento che si è prestato a questo problema non è giustificata da un aumento significativo delle cifre rispetto al totale degli omicidi, ma piuttosto dall’allarme sociale causato dai mezzi di comunicazione e la consequente attenzione dei politici di turno. […]

Le donne che denunciano il maltrattatore lo fanno perchè necessitano di mezzi di protezione contro future aggressioni e/o per beneficiarsi di alcuni dei privilegi che porta la legge. […]

Questo può generare incentivi perversi: che le sedicenti vittime fingano di esserlo per beneficiare ad esempio di aiuti economici. […]

Secondo la Legge di Protezione Integrale, la violenza di genere è una “manifestazione della discriminazione, della situazione di diseguaglianza e delle relazioni di potere degli uomini sopra le donne”, ed in base a questa considerazione soggettiva si sviluppa tutto il sistema delle politiche pubbliche: sfruttamento di prestazioni economiche, benefici sul lavoro, mezzi di tutela giudiziaria ed istituzionale. […]

con gli aiuti pubblici si motivano le donne a preferire dirsi vittime di “violenza di genere” per ottenere tutti i benefici menzionati con sforzo minimo, piuttosto che a sforzarsi a conseguire un lavoro migliore, uno stipendio migliore, o migliori condizioni di lavoro. […]

Occorrerebbe che le vie di accreditazione delle situazioni di violenza esercitate sulle lavoratrici siano concordanti e ratificate da una sentenza. Altrimenti si stanno dando incentivi affinché le donne (lavoratrici in proprio, dipendenti, funzionarie pubbliche e disoccupate) presentino denunce allo scopo di ottenere alcuni dei benefici menzionati.

In sostanza, l’informativa censurata riconosceva ufficialmente ciò che giornalisti e magistrati privatamente vanno pubblicamente denunciando e che era stato profeticamente previsto: una legge sessista che permette alle donne di proclamarsi vittima senza alcuna prova ottenendo vantaggi personali considerevoli ha portato ad una epidemia di denunce false, ed a gravi abusi contro uomini e bambini innocenti.



Originale in spagnolo:

las cifras no son tan alarmantes como se pensaba inicialmente […]
han interpretado normas procesales en un sentido favorable a las víctimas de violencia doméstica, tales como otorgar eficacia probatoria en juicio a la llamada al 911 efectuada por una víctima de violencia doméstica
las mujeres muertas por violencia doméstica representan en promedio un 5% con respecto al total de homicidios. Con estos resultados comprobamos que el porcentaje es muy poco significativo con respecto al total, y sin embargo produce una gran alarma social.
la atención y el tratamiento que se le ha prestado, no va en razón de un aumento considerable de las cifras con respecto al total de homicidios cometidos en este país, sino más bien por la alarma social causada por los medios de comunicación y la consiguiente atención de los políticos de turno
Las mujeres que denuncian al maltratador, lo hacen porque necesitan alguna medida cautelar para prevenir futuras agresiones y/o porque requieren beneficiarse de alguno de los privilegios que le brinda la ley.
Esto puede generar incentivos perversos: que las supuestas víctimas fingan serlo para beneficar- se de una ayuda económica por ejemplo.
Según la Ley de Protección Integral, la violencia de género es una “manifestación de la discrimi- nación, la situación de desigualdad y las relaciones de poder de los hombres sobre las mujeres”, y es sobre esta consideración subjetiva que descansa todo el conjunto de políticas públicas: disfrute de prestaciones económicas, beneficios laborales, medidas de tutela judicial e institucional.
También está la interrogante si con las ayudas públicas se está motivando a que las mujeres en vez de esforzarse por conseguir un mejor empleo, una mejor remuneración o mejores condiciones laborales, prefieran ser víctimas de “violencia de género” para así obtener todos los mencionados beneficios con menor esfuerzo.
debería requerirse que las vías de acreditación de la situaciones de violencia ejercida sobre las trabajadoras –orden de protección e informe del Ministerio Fiscal– sean concordantes y ratificadas por una sentencia.De lo contrario, se estarían dando incentivos para que las mujeres (trabajadoras por cuenta ajena, por cuenta propia, funcionarias públicas y las que no trabajan) presenten denuncias con el fin de obtener alguno de los beneficios ya mencionados.

Bambina abusata grazie a leggi femministe

L’incubo della piccola Emily è iniziato nel 2003 quando aveva solo due anni: è stata prima allontanata da suo papà e portata dalla madre in un centro anti-violenza; quindi coinvolta in false accuse, poi affidata ad un pedofilo e, non curata, ha perso la vista all’occhio destro. Grazie alle leggi femministe, la donna ha l’assistenza legale gratuita a spese dello stato.

Quanto segue è estratto e tradotto da un articolo pubblicato da AssociatedContent.

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Emily non avrebbe perso il padre per 5 anni e la vista dall’occhio destro se non fosse stato per il VAWA (Violence Against Women Act) [legge femminista]. Suo papà Karl Hindle, cittadino inglese, si innamorò di S.F., americana trasferitasi in Inghilterra tacendo che in america aveva abbandonato il marito e le figlie. Emily nacqe il 1o Marzo 2002 nel Regno Unito. A 5 mesi le viene diagnosticata l’ambliopia all’occhio destro; un problema che, se non curato, porta a perdere la vista.

Nel febbraio 2003 la madre decide di abbandonare Hindle e tornare in america. Sa che il padre non sarebbe d’accordo e fa quello che fanno molte donne in queste situazioni. Lo accusa di violenza domestica ed abuso sessuale. Grazie al VAWA ha solo bisogno di dire queste parole.

La donna viene messa in centro anti-violenza, ottenendo assistenza legale gratuita a spese del governo americano. Senza alcuna prova, la funzionaria B.G. autorizza la illegale sottrazione internazionale di minore.

In america, la madre interrompe le cure della figlia e prova a darla via in uno “scambio di bambini”, mettendola nella famiglia di L.M., tre volte condannato per pedofilia. Il padre riesce a far fermare questa operazione. La madre lo denuncia per stalking, ma (essendo su di un altro continente) il padre può dimostrare la sua innocenza.

La donna fa più di 100 false accuse. Tutte le numerose indagini, sia nel Regno Unito che in America, stabiliscono che il padre è innocente in tutti i casi. La donna viene riconosciuta colpevole di aver fatto false accuse ed istruito la piccola Emily.

Che dopo 3 anni, nel 2006, è felice quando rivede il padre ed i fratelli.

Ma la madre sparisce di nuovo, facendo un’altra falsa accusa. […] Fra tutte queste azioni illegali ed irresponsabili, Emily perde la vista. La madre continua a ricevere assistenza legale gratuita in base al VAWA.

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Purtroppo la vicenda non è ancora conclusa, e gli aggiornamenti possono essere seguiti qui:

http://emilyrosehindle.blogspot.com

Madre allontanata dalla figlia. Centro anti-violenza le aveva consigliato di denunciare il coniuge

Una signora ha denunciato per violenza il padre di loro figlia, a suo dire seguendo anche il consiglio di un centro anti-violenza.

Apposita perizia psichiatrica ha accertato che la signora soffre di un disturbo di personalità; la magistratura ha quindi preso le misure necessarie per proteggere la bambina, allontanata dalla madre ed affidata al papà.  Decisione che ragionevolmente induce a pensare che le accuse della signora siano state valutate come false.

La signora riferisce che l’ex le ha consigliato di accettare le cure disposte dal tribunale — e che purtroppo lei ha preferito denunciare la magistratura.

La vicenda è qui riportata priva di fonte in maniera da garantire che rimanga totalmente anonima.

False accuse di violenza domestica per non pagare l'affitto

La reporter Elizabeth Dwoskin ha pubblicato l’inchiesta “i 10 peggiori inquilini”.

Al quarto posto compaiono le donne che denunciano false violenze domestiche per non pagare l’affitto.

La sig.ra C.R., che aveva prodotto una lettera del centro anti-violenza “Orizzonti Sicuri”, è stata arrestata insieme a 4 altre donne per aver falsamente affermato di essere vittime di violenza domestica.

La sig.ra L.M. voleva un appartamento migliore di quanto il suo stipendio potesse permetterle; ed allora ha avuto un’idea brillante: proclamarsi vittima di violenza domestica, in modo da scalare le graduatorie per gli alloggi pubblici. Quindi ha ottenuto un ordine restrittivo contro un fittizio “John Brown” accusato di averla picchiata. È stata accusata di furto grave, in merito a 14mila dollari di sussidi governativi.

In base alla legge VAWA, violazioni serie e ripetute nel pagamento del canone di affitto non costituiscono giusta causa per la terminazione del contratto qualora l’affittuaria sia vittima di violenza domestica.

La commissaria del Dipartimento Investigativo dice che trova particolarmente ripugnanti le simulatrici di violenza domestica: “ci sono vittime vere”.

Articolo estratto e tradotto dalle seguenti fonti:

http://www.villagevoice.com/2011-03-09/news/nyc-ten-worst-tenants/3/

http://www.renewamerica.com/columns/roberts/110323